Allattarne due: istruzioni per l’uso

L’allattamento gemellare. Dieci anni fa non avrei mai creduto possibile una cosa del genere, né tantomeno scriverci un post. Ma la vita sa sorprenderti così vi spiego com’è andata.
Durante la gravidanza non ci ho mai pensato seriamente, con Giorgia ero riuscita nell’intento, ma Giorgia era una sola. Presa da altri pensieri, avevo tralasciato questo “particolare”, pensando che, mal che vada “uno lo allatto io, l’altro se lo prenderà in carico Mister D con il biberon”. Mi sembrava una soluzione fattibile (dal mio punto di vista).
Una volta nate, mi hanno proposto l’allattamento simultaneo fin da subito.
Allattamento che???
Ricordo i primi tentativi maldestri, con il terrore di farne scivolare una dal letto, di non sapere da che parte prenderle e soprattutto di non riuscire a fare da sola, senza l’aiuto di qualcuno per avvicinarmele e rimetterle poi nel lettino.

Ma si impara e quello che sembrava impossibile con un po’ di pratica diventa la normalità.
Il primo periodo non è stato semplice.
Ne allattavo una per volta, ma alla fine era un ciclo continuo, prima una, poi l’altra, poi di nuovo la prima, giorno e notte, sabati e domeniche comprese.
No, serviva un’idea diversa. L’aiuto prezioso è arrivato da una ostetrica del consultorio: allattamento simultaneo con bambine in posizione “palle da rugby”.
Così per la mia sopravvivenza ho imparato ad allattare in simultanea.

allattamento gemellare                                                                                       credits: www.greenme.it

L’organizzazione era questa. Prima cosa: letto a due piazze, senza non si fa niente.
La mamma in centro seduta con il famoso cuscinone intorno alla vita, bimbe sdraiate sul letto davanti a lei (meglio un cuscino morbido sotto le nostre chiappe così da stare un po’ sbilanciate in avanti per stare più comode).
Si prende la mangiona nr. 1 e si avvicina, mettendole la testa sul cuscinone e il corpo dietro il nostro. Si ripete con la seconda. Come palle da rugby appunto.
Gli orari li dettava Sofia, un orologio svizzero, ogni tre ore all’inizio.
Attaccavo entrambe anche se Giulia forse avrebbe aspettato volentieri ancora un po’.
Tac tac tac.
Una volta terminato su la prima, ruttino sulla spalla poi la mettevo giù sul lettone con un cuscino sotto la testa per tenerla un po’ eretta e via con la seconda.
Così si risparmia un bel po’ di tempo e ne approfittavo anche io per riposare vicino a loro.

Le mani vi rimangono libere per fare anche dell’altro, all’inizio sarete tutte concentrate sull’allattamento ma poi vi potete anche leggere un libro, controllare qualche sito on line, scrivere qualcosa al computer. Si fa, non è impossibile.
E mentre ti guardi fare tutto questo ti scappa anche un sorriso.
Il latte c’è, a sufficienza. Il mio pensiero era non averne poi abbastanza con l’andare del tempo. In realtà ho allattato in via esclusiva fino a 6 mesi, ne hanno sempre avuto abbastanza,  poi ho introdotto le prime pappe e così via via l’allattamento si è ridotto ad uno spuntino prima del sonno. Ho smesso a 11 mesi perché da un paio di giorni lo vivevo con fatica, era il messaggio del mio corpo che mi chiedeva di smettere.

Il segreto per me  è stato il modo con cui mi hanno accompagnato verso questa nuova esperienza, l’ospedale e poi il consultorio. Come se l’allattamento gemellare fosse una cosa normale, che necessitava sicuramente un po’ di pratica ma che era di fatto possibile. E così è stato.

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